21 marzo 2013

J. K. Rowling - Il seggio vacante

Premessa: molti dei critici che si sono espressi in merito a questo libro, hanno speso la maggior parte delle parole basandosi su un confronto con i precedenti scritti della Rowling su Harry Potter. Qui non troverete niente di tutto questo: 1. perché non sono un critico di professione (per fortuna, direi a volte), 2. perché è altamente controproducente.
Ordunque, dappertutto si sbattevano in faccia alle persone, durante la fase di pubblicizzazione del libro, slogan come il più comune "un libro per adulti". Adesso, considerato ciò, perché cavolo la gente comprava il libro per poi lamentarsene, soprattutto perché non è come Harry Potter e bla bla bla? Che lo slogan sia corretto o meno, ti avvertiva a priori, che diamine lo acquisti a fare il libro se ti aspetti uno spin off o che so io sul mondo del maghetto? Bah!

In ogni caso, Il seggio vacante tratta di temi, per così dire, da adulti: politica, sesso, droga, violenza, problemi adolescenziali, suicidio, intolleranza e così via. Certo questi argomenti non si rifilano agli stessi lettori più piccini di Harry Potter, ma questo non vuol dire che sia un libro propriamente per adulti. Questo perché:
1. i temi trattati, seppur in modo molto cruento delle volte, possono toccare da vicino anche la sfera degli adolescenti stessi. Solo che, si sa, in Italia a quell'età, con le dovute eccezioni, si prediligono sciatterie come Twilight, o i "libri" di Moccia, oppure le saghe che vanno di moda come Il trono di spade o Hunger Games, oppure non si legge proprio.
2. Lo stile della Rowling, sebbene sia cristallino e ben confezionato, davvero ben scritto, si allontana da quello più consono ad un romanzo per gli adulti. Nel senso che procede in modo molto automatico e semplicistico, senza soffermarsi in modo approfondito sulle sensazioni e i ragionamenti dei protagonisti. Mette tutto alla luce in modo diretto, senza troppi giri di parole e senza dare la possibilità a noi lettori di addentrarci nella psicologia dei personaggi.
Detto questo, il motivo di quest'ultimo punto probabilmente sta nel fatto che la Rowling esce da un lungo periodo in cui si è dedicata ad una scrittura per ragazzi o, semplicemente, perché i personaggi sono tanti e non voleva creare confusione nella nostra testa, anche se ci sono teste e teste.

Riguardo la caratterizzazione dei personaggi, ho letto molte recensioni che li criticavano perché quasi tutti troppo uguali, con piccoli tratti e atteggiamenti che però li distinguevano. A dir la verità io non li ho trovati uguali, anzi la questione la vedrei così: Pagford è una piccolissima cittadina, di quei posti meravigliosi, con il fiumiciattolo, l'abbazia antica, colline verdi e casette carine e fiorite, che nasconde, però, una serie di persone ipocrite, traditrici, opportuniste, pettegole e spesso spietate. Tenendo in considerazione questo aspetto, mi pare normale che in una cittadina così piccola, i suoi abitanti conoscano tutto di tutti e tendano ad essere somiglianti tra loro, almeno in superficie.Ciò non vuol dire che in realtà abbiano dei loro pensieri e opinioni, e in questo la Rowling è abbastanza brava a farcelo capire, spesso mostrarlo, nonostante punti di più sul modo in cui tutti essi vogliono apparire agli occhi degli altri.

La trama è ben congeniata e intrigante. Senza svelarvi niente, vi dirò che essa coinvolge Barry Fairbrother , la cui morte ha lasciato un posto vuoto, sia nel consiglio comunale, sia nel cuore di molte persone. Ha scatenato una serie di eventi che stravolgono la vita apparentemente serena di Pagford. Si scatena una lotta furibonda, mascherata da sorrisi e false cortesie, per il suo seggio. Una lotta che si combatte tra due fazioni opposte: pro-Fields e contro-Fields. Fields è un quartiere malfamato, inizialmente sotto la giurisdizione della vicina cittadina di Yarvil, che poi si è espanso entrare nelle competenze di Pagford, pesando sulla sua economia. Da anni si combatte tra chi vuole mantenere l'annessione e chi invece no. La fazione contraria include Howard Mollison e sua moglie Shirley, i primi cittadini di Pagford, sempre seguiti dalla grottesca vecchia Maureen. Shirley e Maureen sono l'esempio perfetto di ipocrisia e pettegolezzo, sempre pronte ad accaparrarsi per prime le varie novità della cittadina, come se fosse una patetica lotta continua tra le due a chi arriva prima. Il figlio di Mollison, Miles è il candidato al seggio, in modo da contribuire all'espulsione di Fields. Un uomo che trascura sua moglie, Samantha, che annega la sua infelicità nell'alcool e in fantasie sessuali particolari. Il collega di Miles è Gavin, la figura perfetta dell'inetto, che non si interessa de problemi della sua cittadina e che si innamora della vedova di Fairbrother, Mary, scaricando Kay, una donna che si è trasferita apposta per lui da Londra. Kay è un'assistente sociale, che si batterà a favore dei Fields, perché c'è il rischio che chiudano il centro di recupero per tossicodipendenti Bellchapel. Sua figlia è Gaia, una delle più belle ragazze della scuola Winterdown, costantemente arrabbiata con sua madre per averla portata di forza in quel buco dalla fantastica Londra dove ha dovuto lasciare il ragazzo. Gaia seduce Andrew Price, un pustoloso ragazzo, che tuttavia si dimostrerà essere forse il più umile e genuino, nonostante abbia problemi in famiglia con un padre violento, Simon, candidato per il seggio, e sua madre Ruth, sempre condiscendente e vittima del marito. Il suo migliore amico è Stuart, detto Ciccio, un muro di indifferenza vivente, che sfrutta e sembra odiare tutti, soprattutto suo padre. Quest'ultimo è Colin Wall, vicepreside della scuola e candidato al seggio come maggior oppositore di Miles ed è affetto da un disturbo ossessivo compulsivo particolare, che ha sempre cercato di nascondere. La moglie, Tessa, è la psicologa della scuola e tenterà con tutte le sue forze di far riconciliare figlio e marito. Del seggio fa parte anche Parminder Jawanda, irosa dottoressa di Pagford, insoddisfatta del suo matrimonio combinato con Vikram e perennemente in conflitto con la figlia Sukhvinder, una ragazzina incompresa e presa in giro per la sua peluria. Infine, ci sono Krystal Weedon, una ragazza con molti problemi a causa di sua madre Terri, una tossica in cura a Bellchapel (e seguita da Kay), che a causa della sua condotta farebbe rischiare di dare in affidamento il fratellino di tre anni di Krystal, Robbie. Sarà proprio quest'ultima famigliola, che abita ai Fields, a costituire il deus ex machina di tutti gli eventi che si scateneranno dopo la morte di Fairbrother e che coinvolgeranno e incastreranno tra loro le vite di tutti i personaggi.
Sembra che mi sia soffermato solo ad illustrare i personaggi, è vero. Il punto è che le vicende che li riguardano sono di un così crudo realismo che non varrebbe la pena esporle, sarebbe troppo semplicistico. Bisognerebbe leggerle e basta. Ci vorrebbe troppo spazio tra l'altro. La chiarezza della Rowling aiuta parecchio a comprendere tutti i meccanismi e i collegamenti che si verranno a costituire. Questo realismo, in più, a volte è così vivo che ti fa venir il prurito alle mani, tanto vorresti picchiare Simon, o sputare in faccia a Shirley, o abbracciare Mary.

Se le prime pagine del romanzo possono apparire un po' noiose (io non le ho trovate stancanti, comunque), è perché ci illustra con chiarezza la situazione e l'aria di Pagford. Pian piano la lettura si fa sempre più scorrevole e ritmica, soprattutto nel climax finale, dove la scrittrice è brava a spezzettare i POV dei personaggi in brevissimi ed incisivi paragrafi e capitoli, con frasi crude, secche e ricche. L'ultima metà del libro l'ho letta in una giornata, pensate.

Il libro a me è piaciuto, checché ne dica la critica in generale, che comunque appare divisa. Ma d'altronde è normale, si tratta della Rowling. Che i media si scatenino su di lei era prevedibile e scontato. E' un romanzo a sé, che non vuole dire nulla, ma vuole raccontare e intrattenere. Mi ha fatto ridere una "recensione" su IBS di un tizio che diceva:

"È la storia della morte di Barry Fairbrother e delle ripercussioni della sua dipartita sugli abitanti della cittadina di Pagford. C’è chi vi legge il dramma dell’incomunicabilità dei sentimenti umani vissuto dai protagonisti, che sono calati in una vita folle e paradossale e che non riescono a comunicare il loro disagio interiore. Si tratta di una posa plastica che l’autrice ostenta per fare della sua autorità un pulpito da cui dispensare prediche, senza in realtà arricchirci di nulla."

Come questo, molti si sono lamentati del fatto che il libro non lasci una morale o un qualcosa su cui pensare (io direi, relativamente, perché da pensare c'è). Il punto è che la gente si ostina a non capire quali erano le intenzioni della Rowling. Nelle ultime concitate fasi del racconto, quando si arriva al climax finale, il disastro che accade sembra sbloccare tutto: situazione, personaggi, riconcilia delle persone, risolve questioni. Ma si capisce che è una pausa, che non finirà lì. Il perdono, la riunione, la bontà, i nuovi sorrisi saranno tutti di passaggio, momentanei, perché la vita continuerà a Pagford e, molto probabilmente, le lotte riprenderanno più cruente di prima. Soprattutto, alla Rowling non interessa tanto arricchirci di qualcosa, darci una morale, perché tutto fa parte di quella piccola comunità. Rimane chiuso lì, non oltrepassa i confini di quel piccolo mondo gretto e ipocrita. Certo, si potrebbe obiettare che, comunque, tutti i comportamenti dei personaggi ci potrebbero dare da pensare (ed è giusto che sia così) e che si potrebbero proiettare su una più vasta scala. Ma le persone, le culture, i problemi, i pensieri, le società sono troppe e troppo varie e diverse nel mondo per poter essere tutte rappresentate in un piccolo paesino inglese e forse è per questo che si pretende un po' troppo da libri del genere, il tutto e non un dettaglio.

In conclusione, io il libro lo consiglio. E' coinvolgente, ben scritto e non pretende troppo. Se vi volete intrattenere, rendendovi disponibili a un coinvolgimento psicologico che procederà tra alti e bassi, non vedo perché non possa piacere. Se, invece, cercate una grande opera o un libro che "vi arricchisca" e che abbia una morale ben definita, puntate su altro. Dipende da voi e da cosa vi va di leggere al momento. A me andava questo, un po' perché ero curioso e un po' perché sapevo che non era impegnativo, visti i miei impegni universitari. Ero consapevole a cosa andavo incontro, mi ero INFORMATO (visto che la disinformazione spesso porta a critiche insensate e delusioni prevedibili), e non ne sono rimasto deluso.

Dr. Jekyll

4 commenti:

Marco Grande Arbitro Giorgio ha detto...

Premetto che non ho letto il libro...
Ma stiamo sulla stessa sintonia quando scrivi che molti critici si limitano a fare paragoni con Harry Potter. Non dico che non si possa fare: ma mettilo come ultima considerazione, non partire in prima! Per carità, saranno pure dei bei articoli... ma a parer mio si parte male

Dr. Jekyll ha detto...

Quando si tratta di grandi personaggi tutto è lecito per fare critica, soprattutto negativa. E' la mentalità di fondo che è sbagliata.

Il Moro ha detto...

Voler cercare una morale in ogni cosa mi sembra solo un modo come un altro di aggrapparsi a qualcosa per poter sparare a zero...
Grazie per il consiglio.

Dr. Jekyll ha detto...

Il più delle volte è così. O anche quando non si hanno argomenti, ma si vuole a tutti i costi fare una critica di qualcosa di eclatante.

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